2 Luglio, 2020

Non è un lavoro per vecchi

A quanto pare, dati alla mano, l’età media registrata negli studi di progettazione oggi si aggira intorno ai 45 anni. 

Sicuramente questo dato è aumentato rispetto al passato visto l’entrata in vigore della legge Fornero, che ha allungato il periodo lavorativo necessario alla maturazione dei contributi per accedere alla pensione.

Bisogna tener conto, però, che la stessa legge Fornero ha costretto le imprese ad un invecchiamento accelerato che non è stato riequilibrato da azioni importanti finalizzate all’occupazione giovanile.

Insomma, invecchiano le nostre città ed insieme a loro i nostri uffici, insieme ai nostri uffici invecchiano i nostri impiegati e le loro esigenze, le loro esigenze vengono decodificate con un aumento del costo del lavoro.

Lo stesso, rispetto alle esigenze di mercato, è chiaramente inversamente proporzionale alla sua competitività.

Lo scenario spesso obbliga il nostro sistema a rivolgersi a paesi che vanno oltre i nostri confini che possono offrire gli stessi servizi a costi più competitivi.

Tutto discutibile, soprattutto oggi, dove il post covid ci sta facendo ritrovare un po’ di orgoglio nazionale e dove finalmente qualcuno dichiara che la qualità di quanto offerto è inferiore rispetto a quella italiana.

Ma la vera domanda è: perché non crediamo più nei nostri giovani? Pensiamo che siano veramente meno capaci di quelli oltre confine?

Siamo davvero così spaventati dalla litania “lo voglio giovane, sveglio, che costi poco e con comprovata esperienza”?

Sappiamo tutti che una richiesta di questo tipo è parzialmente inconcepibile a meno che la ricerca scientifica non decida di sviluppare la capacità di somministrare nozioni lavorative ai nostri ragazzi già allo stato fetale!

Si, perché forse ce lo stiamo dimenticando che è proprio dei nostri ragazzi che si tratta, quelli che incontriamo a cena tutte le sere ai quali chiediamo sempre un maggiore sforzo perché possano emergere a livello sociale!

Mi chiedo, ma non è che insieme alle città, ai nostri uffici, ai nostri stipendi, stiamo invecchiando anche noi dimenticandoci quanto questa incomparabile risorsa che possiamo avere ad un costo decisamente contenuto, che verserà i contributi per le nostre pensioni, può essere davvero importante per il nostro sistema?

Dicono che l’età dai 50 ai 60 anni (età decisamente presente nei nostri uffici tecnici) sia quella nella quale si matura l’importanza di trasmettere le nostre conoscenze, abbiamo forse perso questa meravigliosa abitudine?

Siamo talmente vecchi da non avere più voglia di sostenere la fatica dell’insegnamento e di essere capaci di trarne soddisfazione, o così avidi da non interessarci questo aspetto per continuare a passare anche i nostri ultimi anni in mansioni top?

A volte credo che l’ego di ognuno di noi abbia perso delle sane abitudini, il carrierismo passa anche dalla capacità di rinnovare le proprie aziende e con loro le idee che le caratterizzano, il rinnovo passa dalle menti giovani, dalla freschezza non ancora incanalata nei meccanismi obsoleti che si instaurano sotto la polvere dei nostri uffici per decenni.

Da 1 anno abbiamo avviato il progetto “jungdip”, un progetto che è risultato essere vincente.

Abbiamo investito su giovani diplomati, Gigi ha dedicato loro la metà delle sue risorse senza sottrarle al suo lavoro, raggiungendo una capacità di resa del 150 %, ha trovato in loro la motivazione che gli era necessaria per superare i suoi limiti.

Abbiamo individuato, con l’aiuto di un team costituito da senior al nostro interno, scuole e risorse, creando una rete di collaborazione sempre più fitta.

Abbiamo insegnato il nostro mestiere ai “nostri ragazzi” che oggi ci danno l’orgoglio di aver costituito un team fresco, veloce, capace, motivato, il cui costo è proporzionato all’età, ma questa età che abbiamo riscoperto essere veramente competitiva.

Oggi tutta l’azienda crede in questo progetto, crede in questi ragazzi e ringraziamo loro di aver creduto in noi, grazie a loro, la nostra età media è scesa sotto i 39 anni.

Ma quello che è davvero importante è la trasformazione che hanno portato al nostro ambiente di lavoro e a noi stessi: abbiamo riscoperto il piacere di regalare la nostra esperienza e vederla accogliere come dono prezioso, ci è tornata la voglia di scommettere sul futuro, ricordandoci che non appartiene a noi, ma a loro.

…“ E adesso siamo sicuri di volerci essere, si, in quel futuro che sarà più simile ai nostri sogni di quanto siamo in grado di immaginare, e siamo pronti ad accompagnarvi mentre riuscirete in quello in cui non abbiamo avuto il coraggio di credere”…

Ci tengo a ringraziare:

  • tutta la mia squadra (Gigi, Silvietta, Ramy, Tano, Bob, Andre, July, Aure e ora anche Riky) che mi segue con entusiasmo nelle mie convinzioni spesso controcorrente
  • la Professoressa, che fin dall’inizio ha creduto in noi e ogni giorno prepara i suoi ragazzi sostenendoli nelle loro capacità
  • l’Amico che mi sostiene quando i miei impegni non mi permettono di mettere a fuoco e mi riporta al nostro principale scopo, il futuro dei nostri figli

Ma più di tutti ci tengo a ringraziare voi ragazzi: Nik, Ale, Fabietto, Gabry, Fra, Fede, Ele, Manu, Mihai, e tutti quelli che stanno arrivando, perché ci avete fatto tornare ad amare il nostro lavoro!

Ah! Quando qualcuno curioserà nella foto, si accorgerà che siamo stati costretti ad un “fotomontaggio”, si perché la Manu, prima causa restrizione covid e poi per le problematiche organizzative che ne sono derivate, oggi non è in ufficio, tornerà a settembre, e anche se ogni giorno è con noi grazie ai mezzi tecnologici, volevamo che ci fosse anche così!

Simona