3 Aprile, 2020

Emergenza COVID-19, il parere della psicologa Monica Barisone

Nella gestione dell’emergenza Covid-19 è stata di primaria importanza adottare, sul luogo di lavoro, protocolli di sicurezza che consentano di evitare il contagio dei lavoratori.

Biss Group in pochissimo tempo ha riorganizzato l’azienda cercando di reperire tutte le risorse necessarie per affrontare al meglio lo smart working da casa.

Tutto questo grazie all’uso di tecnologie, studiando soluzioni e attivando nuove collaborazioni.

Fino ad oggi è stato possibile, ma purtroppo il virus nemico continua ad essere più forte della nostra voglia di continuare a lavorare.

La produzione chiude gli stabilimenti, decreto e codice ATECO scelgono quali sono le attività prioritarie.

Tutto il settore automotive si rallenta e noi come azienda siamo costretti a ricorrere agli ammortizzatori sociali.

L’umore scende.

La vecchia cassa integrazione fa paura.

Non sappiamo se arriverà, se basterà e quello che per noi dovrebbe rappresentare il nostro salvadanaio per i momenti di difficoltà, sembra diventare un nemico oscuro, amico del virus; dimenticandoci che la cassa integrazione è un nostro DIRITTO, finanziata da noi negli anni.

Nell’affrontare questo cambiamento il nostro senso di appartenenza ancora una volta ci ha contraddistinto.

Ci ha fatto dire a chi aveva meno bisogno: “ci vado io al posto tuo che hai tre figli“; ci ha permesso grazie al passaparola ad usare bene gli incentivi e congedi, perché non tutti sanno destreggiarsi in questo mare di leggi, articoli e circolari che si intrinsecano tra di loro.

Ma la cosa più importante ci ha insegnato la differenza tra aziendalismo vero e quello carrieristico, perché il successo di una azienda è la capacità di restare UNITA, nonostante le difficoltà.

Sull’argomento abbiamo chiesto un parere alla Dott.ssa Monica Barisone, esperta in psicologia del lavoro e consulente della Biss Group srl, per capire insieme come affrontare al meglio questo periodo di emergenza Covid-19.

Dott.ssa Monica Barisone

“Innanzitutto ringrazio la Biss Group per avermi coinvolto in questa iniziativa e avermi dato l’opportunità di riflettere insieme a voi su questa situazione così straordinaria.

Alle porte dei 60 anni ho vissuto diverse situazioni di difficoltà sociale e civile, mi sono occupata personalmente e professionalmente di grandi ondate di disoccupazione e cassa integrazione, di austerity, ristrutturazioni aziendali e culturali ma l’emergenza Covid-19 ha caratteristiche davvero inedite.

Si tratta infatti di un’Emergenza di Sanità Pubblica di rilevanza internazionale in quanto evento straordinario, non comune, che rappresenta un rischio elevato per tutti gli Stati e ha richiesto una risposta coordinata di blocco totale delle attività e isolamento che contenga il contagio.

Rispetto ai periodi precedenti di grave crisi delle attività produttive, ci sono alcune novità: da un lato la crisi non è stata indotta dal mercato, o tanto meno dalla necessità di riconversione di know how; dall’altro gli strumenti di fronteggiamento sono maggiori, alcuni di recente acquisizione come lo smart working, altri rodati e affinati nel tempo, come i Contratti di Solidarietà e la Cassa Integrazione.

Nata intorno alla metà degli anni quaranta, la cassa integrazione divenne un fenomeno sociale rilevante all’inizio degli anni ottanta e rappresentò una svolta rispetto ai rischi di grave disagio economico e psichico legati alla perdita del lavoro, alla disoccupazione.

Studi e ricerche, cui partecipai anche personalmente nel periodo universitario (e con il mio lavoro di tesi), ne evidenziarono benefici e difetti e portarono ad un suo utilizzo persino routinario.

Oggi rappresenta una grande risorsa se ben utilizzata e assegnata con trasparenza.

Sia l’interruzione del lavoro che delle relazioni sociali, come si sta verificando in questo periodo, seppure in forma temporanea, possono rappresentare un cambiamento importante nei suoi effetti e costoso in termini di energia spesa nel percorso di adattamento.

Ciò che può agevolarci è approntare il più rapidamente possibile, dopo un breve periodo di acquiescenza, una nuova routine ‘sufficientemente buona‘.

Nessuno si aspetta da noi che sia possibile tramutare la nostra nuova forma di vita in una favola farcita di gioia, soddisfazione, riflessività e creatività!

I dati di realtà non ce lo permettono!

Ciò che possiamo fare e mantenere un ritmo nella nostra quotidianità, con doveri adeguati alle risorse e piaceri accessibili al momento: cura della nostra persona e dei familiari con cui condividiamo tempi e spazi, cura dell’ambiente, rispetto delle norme indicate, conflittualità contenuta e… un pizzico di ricerca di elementi ‘vitali’, nascosti, perduti o dimenticati.

Qui ognuno può andare a rovistare fisicamente o mentalmente, secondo sua natura, per ritrovare tracce di sé, strategie di problem solving usate in passato e un po’ tralasciate, spazi sognati ma mai praticati nella vita personale, domestica, professionale o del tempo libero.

Compreso anche un po’ di sano ozio, così maltrattato dall’epoca attuale.

Già nel 1999 il sociologo De Masi ci provocava scrivendo: ‘…saremmo molto più felici e sereni se tentassimo di adeguare i nostri comportamenti alle regole della società postindustriale, integrando nella nostra vita l’ozio e il lavoro in modo da creare un unico, soddisfacente continuum’.

Lo stesso studioso che oggi definisce l’emergenza Covid-19 ‘un prezioso esperimento di sociologia’ che ‘ci fa capire che viviamo in un grande vicinato unico, in cui le cose risuonano in modo rapido’ e che ‘il modello del futuro ha come pilastri la globalizzazione e la tecnologia’ e che infine precisa ‘con il corpo imbrigliato in quattro mura, la mente può spaziare dovunque…interagendo.

Molti affermano che dagli stati di necessità nascano idee straordinarie.

Sì, spesso è stato così, ma ricordiamo anche con grandi costi e sforzi.

La collega Anna Castellano, che si occupa di formazione da moltissimi anni, ha scritto che ‘Il gruppo è stato individuato come luogo privilegiato per l’apprendimento e il cambiamento fin dalle prime ricerche del quale è stato oggetto’, sin dagli studi di Lewin negli anni quaranta.

Il gruppo, il fare insieme, rappresenta un volano dei processi.

Chi sa lavorare con gli altri, con generosità e genialità, come mi sembra di capire sia accaduto a voi come Azienda e anche come sembra sia un po’ nella natura degli Italiani (quanti video di queste settimane ce lo ricordano con celebri esempi) ha allora dei vantaggi in più!”

Un caro saluto

Monica Barisone

disegni dei bambini dei dipendenti della Biss Group (arcobaleno "andrà tutto bene")
Alcuni disegni realizzati dai figli dei dipendenti della Biss Group.